Blog

La nostra raccolta di articoli e approfondimenti tecnici

Video

Una raccolta di video dai nostri eventi, webinar e molto altro

Use case

Una raccolta dei nostri Casi di successo

FAQ

FAQ Seacom — Open Source Enterprise: domande e risposte

L’open source non è mai stato così richiesto: aziende, pubbliche amministrazioni, interi Paesi lo cercano come risposta a problemi che fino a ieri nemmeno sapevano di avere:

· la situazione geopolitica a dir poco incerta;
· la dipendenza da pochi grandi attori;
· le politiche di prezzo scriteriate di alcuni vendor;
· la voglia di tenersi in casa il controllo della propria tecnologia.

Per me che lavoro nell’open source da quasi 20 anni, è la notizia che aspettavo: sembra quasi che tutti finalmente stiano iniziando a parlare la nostra stessa lingua.

Leggere dell’open source su riviste mainstream, sentire così tanto questa parola in contesti in cui era impensabile non più di 6 mesi fa,  in un primo momento fa pensare di avercela fatta.

Ma se mi fermo a riflettere un attimo, mi accorgo che abbiamo di fronte la più grande sfida di credibilità mai affrontata.

Perché la domanda è cambiata. Per anni abbiamo dovuto convincere che l’open source fosse serio e affidabile. Adesso non dobbiamo più convincere nessuno: ci vengono a cercare. E dobbiamo dare risposte professionali, perché chi ci cerca oggi non è più il pioniere che sapeva compilare e si arrangiava leggendo un forum.

È un’azienda, un ente, una persona che vuole una cosa sola: che funzioni.

Il pubblico è cambiato, ma i fornitori non ancora

La forza dell’open source, quello che ci ha permesso di essere presenti in ogni azienda, in ogni software, in ogni infrastruttura IT, è che nascono progetti in continuazione: progetti ex novo, fork di progetti precedenti, software nati per rispondere a esigenze personali o semplicemente dalla voglia di creare un’alternativa a un monopolio insopportabile.

Ma questa complessità non può essere ribaltata sull’utilizzatore: deve essere una partita che si gioca in casa della nostra community.

Di seguito provo a indicare un paio di strade che mi sembrano capaci di aiutarci a vincere questa sfida qui e ora — perché farlo tra un paio d’anni potrebbe non avere più senso.

Le fondazioni e la loro evoluzione

La prima risposta c’è già: le fondazioni, o soggetti simili.

Molti progetti open source hanno tutto per essere ottimi, tranne le tre cose che un’azienda seria chiede prima di adottarli: la garanzia di non dipendere da una sola persona o da una sola società, regole chiare su chi decide come quel software evolverà, e qualcuno di riconoscibile con cui parlare.

Queste sono esattamente le garanzie che una fondazione già offre. Ma forse non bastano: per chiudere il cerchio servono almeno altri due elementi su cui trovare una strategia. Il punto di incontro tra le fondazioni e i vendor che stanno dietro a un singolo progetto open source, e la capacità di garantire sicurezza e supporto nel tempo. Su quest’ultimo la OpenSearch Foundation sta facendo un esperimento interessante, di cui ho scritto qui.

Una bussola per chi non ha tempo di districarsi nell’open source

La seconda direzione riguarda chi l’open source lo vorrebbe usare, ma non l’ha mai fatto prima. Nell’ultimo anno tantissime volte mi è stato chiesto: “mi è chiaro, voglio levare Microsoft, ma cosa ci metto?”.

E qui il mio lavoro diventa difficile: la posta, la chat, la videoconferenza, la gestione dei documenti, ognuno è un prodotto con le sue particolarità, le sue integrazioni, il suo meccanismo di supporto. Finché non risolviamo a fondo il problema della frammentazione, l’unica soluzione che vedo è un ufficio, interno o esterno all’azienda, che abbia il compito di mettere insieme tutti i pezzi di questo puzzle: cosa si usa, chi lo mantiene, chi ne risponde. Chi se ne occupa da tempo lo chiama OSPO, Open Source Program Office, ma la cosa che conta è la funzione, non la sigla.

La comodità che dobbiamo essere disposti a lasciare

Ormai lo sappiamo tutti: l’open source è la risposta ai temi di indipendenza tecnologica. Ma sappiamo anche che, per un momento, dovremo rinunciare alla nostra comodità — produttori e consumatori insieme. Rinunciarci per spostare gli enormi capitali che oggi diamo ai soliti pochissimi, e dirottarli su un sistema tecnologicamente fortissimo.

Un sistema che ha davanti una sola, grande sfida: dimostrarsi credibile davanti a quelli che speriamo diventino i suoi nuovi clienti.

👉 Questa sfida di credibilità riguarda tutti noi: chi produce open source e chi lo sceglie. Continua a seguire Differenze dell’Open per capire come affrontarla.