L’open source non è mai stato così richiesto: aziende, pubbliche amministrazioni, interi Paesi lo cercano come risposta a problemi che fino a ieri nemmeno sapevano di avere:
· la situazione geopolitica a dir poco incerta;
· la dipendenza da pochi grandi attori;
· le politiche di prezzo scriteriate di alcuni vendor;
· la voglia di tenersi in casa il controllo della propria tecnologia.
Per me che lavoro nell’open source da quasi 20 anni, è la notizia che aspettavo: sembra quasi che tutti finalmente stiano iniziando a parlare la nostra stessa lingua.
Leggere dell’open source su riviste mainstream, sentire così tanto questa parola in contesti in cui era impensabile non più di 6 mesi fa, in un primo momento fa pensare di avercela fatta.
Ma se mi fermo a riflettere un attimo, mi accorgo che abbiamo di fronte la più grande sfida di credibilità mai affrontata.
Perché la domanda è cambiata. Per anni abbiamo dovuto convincere che l’open source fosse serio e affidabile. Adesso non dobbiamo più convincere nessuno: ci vengono a cercare. E dobbiamo dare risposte professionali, perché chi ci cerca oggi non è più il pioniere che sapeva compilare e si arrangiava leggendo un forum.
È un’azienda, un ente, una persona che vuole una cosa sola: che funzioni.