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Immergersi nel mondo del software libero non significa solo usare un’applicazione gratis e nemmeno scegliere una licenza con cui rilasciare il codice: occorre fare valutazioni oculate e strategiche, coordinare processi, persone e relazioni con persone e comunità che non conosciamo. Il concetto di Open Source Program Office, all’interno di aziende ed enti, nasce per questo scopo e, oggi, si rivela uno strumento decisivo per innovare in modo collaborativo, ridurre i rischi e generare impatto sociale duraturo.

Abbiamo già parlato di OSPO sui nostri canali e in eventi pubblici, qui vogliamo focalizzarci sull’importanza degli OSPO in funzione dell’innovazione.

Che cos’è un OSPO e perché serve

Il codice aperto entra in un’organizzazione attraverso librerie, container, applicazioni e intere infrastrutture digitali. Senza una regia, si moltiplicano duplicazioni, vulnerabilità e incertezza legale. Un OSPO offre quella regia: definisce policy comuni, introduce strumenti di scansione automatica, forma i team allo scambio con l’esterno. Il risultato è un patrimonio software più sicuro, tracciabile e riutilizzabile.

È l’hub centrale che coordina policy d’uso, strategie di contributo, compliance e community engagement.” 

Benefici misurabili

  • Riduzione del debito tecnico: meno varianti interne, cicli di rilascio più rapidi.
  • Sicurezza proattiva: correzione delle vulnerabilità in tempi minori grazie al confronto aperto e allo sviluppo di know how
  • Attrattività dei talenti: sviluppatori e ricercatori cercano ambienti in cui contribuire in maniera pubblica.

Dall’efficienza all’innovazione condivisa

Superata la fase di controllo, l’OSPO diventa una finestra privilegiata sulle tecnologie emergenti. Grazie a reti come TODO Group o OSPO Alliance, che riuniscono centinaia di responsabili nel mondo, le imprese e gli enti possono:

  1. individuare rapidamente progetti di interesse strategico;
  2. proporre miglioramenti che finiscono direttamente nel codice sorgente;
  3. stringere partnership con università (CURIOSS riunisce decine di OSPO universitari) accelerando la ricerca applicata.

In Italia abbiamo PagoPA: l’OSPO nella pubblica amministrazione

Dal dicembre 2023 PagoPA ha istituito un OSPO guidato da Leonardo Favario con mandato su policy, licenze, contributi e sicurezza. L’operatività è visibile in tre direzioni:

  • Governance & sicurezza: adozione di pipeline di analisi (es. CodeQL) nei repository infrastrutturali, a supporto di vulnerability management e compliance.
  • Rilascio e riuso: centinaia di codebase pubbliche (oltre 700 repo tra pagopa, pagopa-archive, pagopa-research), molte con EUPL/MIT e metadati publiccode.yml; il progetto IO-app esplicita policy di contributo e apertura a terzi. GitHub
  • Community & misurazione: partecipazione all’OSPO OnRamp (21 giugno 2024) e avvio di una procedura per valutare il valore economico del software open source sviluppato da PagoPA.

Questa esperienza mostra come un OSPO pubblico possa ridurre lock-in, rafforzare sicurezza e riuso e allinearsi al quadro europeo sull’interoperabilità (Interoperable Europe Act, in vigore dall’11 aprile 2024), creando nel contempo una community che migliora i servizi civici. 

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Avviare un OSPO (PA & Imprese)

Un OSPO efficace nasce da uno sponsor e da un mandato formale: un breve charter chiarisce obiettivi, ambito e responsabilità. I primi passi comprendono regole trasparenti su uso e rilascio del software, pratiche di sicurezza e riuso, un catalogo dei progetti e dei referenti, e un processo di valutazione delle priorità tecnologiche.

Oltre al codice, l’OSPO coordina competenze legali (licenze, conformità, procurement), relazioni con sviluppatori e community, formazione interna e collegamenti con ricerca e innovazione (partnership, riuso, contributi upstream). Per orientamento e misurazione esistono riferimenti consolidati come il TODO Group – OSPO Book e il Good Governance Initiative dell’OSPO Alliance; in Italia, noi di RIOS possiamo dare supporto nella progettazione e avvio operativo.

Nella PA il percorso include anche pubblicazione nei cataloghi di riuso e allineamento ai quadri europei di interoperabilità; nelle imprese l’OSPO si integra nel ciclo di prodotto e guida pratiche di inner/opensource. Una scorecard essenziale—con indicatori su sicurezza, riuso, contributi esterni e adozione interna—rende visibile il valore prodotto a livello organizzativo.

Conclusione

L’Open Source Program Office trasforma la gestione del codice aperto in una strategia di innovazione condivisa: velocizza i progetti, consolida la sicurezza e rafforza la reputazione sociale di imprese e pubbliche amministrazioni.