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L’open source non è solo un modello di sviluppo software, ma una strategia concreta per riequilibrare il potere economico e tecnologico in un mondo sempre più dominato dai monopoli digitali. In questo articolo analizzeremo come l’open source possa fungere da strumento per il bene comune, contrastando le dinamiche del capitalismo estrattivo e favorendo un’economia più equa e sostenibile.

L’Open Source come contrappeso al capitalismo estrattivo

Nel mio precedente articolo ho cercato di evidenziare l’importanza dell’autonomia digitale per l’Europa e la necessità di emanciparsi dal dominio delle Big Tech statunitensi e cinesi. Tuttavia, il problema non riguarda solo il nostro continente: la concentrazione del potere economico, politico e informativo nelle mani di poche aziende tecnologiche è una sfida globale; diciamo pure che è una minaccia ai principi stessi della democrazia!

L’enorme concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di poche aziende tecnologiche è un fenomeno evidente. Le cosiddette “Magnifiche 7” (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla) continuano a dominare il mercato globale, rappresentando oltre il 30% della capitalizzazione dell’intero S&P 500, nonostante un recente calo, come evidenziato dal grafico seguente, dovuto al ciclone Trump.

Questa concentrazione di potere si traduce in un controllo sproporzionato non solo sull’economia, ma anche sull’accesso alla tecnologia, sulle infrastrutture digitali e sulla gestione dei dati a livello globale.

Le Big Tech hanno consolidato il proprio potere grazie a un modello economico basato sull’estrazione massiva di dati e sulla creazione di ecosistemi chiusi, vincolando imprese e cittadini a soluzioni tecnologiche proprietarie. Questo modello ha generato un’enorme concentrazione di ricchezza e influenza politica, lasciando intere economie dipendenti da poche grandi aziende.

L’open source, al contrario, offre un’alternativa decentralizzata e collaborativa, in cui il valore non è estratto a beneficio di pochi ma redistribuito tra tutti i partecipanti dell’ecosistema. Grazie alle licenze aperte, alle comunità di sviluppo e alle pratiche di trasparenza, è possibile costruire un mercato più equo, in cui le aziende e le istituzioni possono innovare senza dover sottostare alle condizioni imposte dai giganti tecnologici.

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Open Source e bene comune: una visione globale

Il concetto di bene comune va oltre la semplice accessibilità ai prodotti e ai servizi digitali. Si tratta di costruire un’infrastruttura aperta che promuova innovazione, trasparenza e collaborazione su scala globale. Oggi, il software libero è alla base di molti servizi digitali fondamentali, dalle reti di telecomunicazioni alle piattaforme di intelligenza artificiale, ma il suo ruolo è spesso sottovalutato rispetto ai modelli chiusi e proprietari.

Le Nazioni Unite e il Digital Public Goods (DPG) stanno lavorando per rendere il software open source un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo sostenibile, garantendo un accesso equo a tecnologie critiche nei settori dell’istruzione, della sanità e della governance digitale. Questo impegno si concretizzerà a la prossima settimana nella UN Open Source Week a New York, un evento chiave per promuovere l’open source come strumento strategico per lo sviluppo globale. Ho partecipato all’evento dello scorso anno presso il quartier generale dell’ONU e posso dire che è stata un’esperienza significativa, che ha evidenziato il crescente riconoscimento del software libero a livello internazionale.

Parallelamente, il movimento delle B-Corp, che promuove modelli di impresa orientati non solo al profitto ma anche al bene comune, considera l’open source un riferimento essenziale per un’economia più equa e partecipativa. Questo approccio dimostra che innovazione e crescita economica possono coesistere con valori di apertura, condivisione e inclusività. Per questo motivo in Seacom ci siamo dati l’obiettivo di ottenere la certificazione B-Corp questo anno.

Un futuro più equo con l’Open Source

L’open source ha già dimostrato che innovazione e sviluppo economico non dipendono esclusivamente da modelli proprietari, ma possono prosperare grazie alla collaborazione e alla condivisione della conoscenza. Vent’anni fa sembrava impossibile che il software libero potesse affermarsi in ambito business, eppure oggi è alla base delle infrastrutture digitali globali e delle tecnologie più avanzate.

Se l’open source è riuscito a cambiare le regole del gioco nel settore tecnologico, perché non immaginare un futuro in cui il capitalismo stesso venga corretto per evitare oligopoli e concentrazioni di potere? Un modello economico più aperto e decentralizzato non è solo possibile, ma necessario per contrastare gli evidenti e crescenti squilibri del mondo in cui viviamo. L’open source è la prova concreta che un’alternativa esiste ed è praticabile: non è solo una questione tecnologica, ma una scelta di progresso economico e sociale

Nel prossimo articolo il reportage da New York sull’Open Source Week 2025!! Stay tuned