Blog

La nostra raccolta di articoli e approfondimenti tecnici

Video

Una raccolta di video dai nostri eventi, webinar e molto altro

Use case

Una raccolta dei nostri Casi di successo

L’Europa sta vivendo una fase storica di ridefinizione dei propri equilibri economici, politici e tecnologici. Mentre il mondo si polarizza con nuove tensioni geopolitiche e la corsa al riarmo, emerge un’altra sfida cruciale, meno appariscente ma forse ancora più critica: la conquista dell’autonomia digitale. Ritengo poco utile avere grandi arsenali quando i nostri dati e la nostra economia sono interamente gestiti con tecnologie di cui non abbiamo controllo.

Dipendenza tecnologica: un rischio strategico

L’Unione Europea si trova in una posizione di vulnerabilità tecnologica evidente. I servizi digitali, le piattaforme di cloud computing e le infrastrutture critiche sono perlopiù in mano a colossi statunitensi e cinesi, creando un rapporto di dipendenza che limita la nostra capacità di autodeterminazione economica e politica. Di fatto siamo già stati tecnologicamente colonizzati.

Questa realtà non è più sostenibile. Affidarsi a tecnologie sviluppate e controllate da attori extraeuropei significa compromettere la sicurezza dei dati, perdere valore economico che si riversa altrove e ridurre la capacità di innovazione.

Anni di passiva adozione di tecnologie proprietarie delle Big Tech statunitensi ci hanno progressivamente e inesorabilmente trascinato in una spirale di dipendenza tecnologica che ha soffocato l’innovazione locale, reso le imprese europee sempre più vincolate a modelli chiusi e impedito la nascita di alternative competitive. Questo dominio non si limita alla sfera economica, ma si estende alla governance dei dati (tralascio per il momento tutta la tematica degli accordi sul trasferimento dei dati USA-EU), al controllo delle infrastrutture critiche e alla definizione degli standard tecnologici, lasciandoci in una posizione di subordinazione digitale che mina la nostra sovranità economica e politica.

Un’analisi più approfondita la trovate in questo articolo di Andrea Tironi.

Open Source: una speranza per l’autonomia digitale

Oggi, molte delle soluzioni più utilizzate per cloud, intelligenza artificiale, gestione dati e sicurezza informatica provengono da aziende extraeuropee, con il risultato che il nostro mercato dipende da standard e servizi definiti altrove. Investire nella crescita di un ecosistema di imprese IT capaci di fornire le stesse garanzie di scalabilità, affidabilità e performance delle grandi multinazionali è essenziale per garantire un’alternativa concreta. L’Europa ha il talento e le competenze per farlo: è il momento di mettere in campo strategie di sviluppo mirate, incentivi agli investimenti e una politica industriale che favorisca la crescita di soluzioni tecnologiche locali in grado di competere a livello globale.

Per realizzare una vera autonomia digitale, non basta adottare tecnologie open source: è necessario che le aziende IT europee sviluppino un’offerta in grado di competere con le Big Tech statunitensi e cinesi.

Opportunità strategica per l’indipendenza digitale

L’open source rappresenta un’opportunità strategica per spezzare questa dipendenza e favorire una rinascita tecnologica europea. Non si tratta solo di una scelta ideologica, ma di una necessità pragmatica: investire in software libero e in infrastrutture aperte significa creare un ecosistema digitale sovrano, competitivo e resiliente.

L’Europa ha già dato segnali importanti in questa direzione, ma con risultati contrastanti. Progetti come Gaia-X, nato per costruire un cloud europeo indipendente, non hanno prodotto gli effetti sperati, rimanendo più una piattaforma di discussione che una soluzione concreta alla dipendenza digitale. Tuttavia, nuove iniziative stanno emergendo con un approccio più pratico e orientato all’azione, come Eurostack, coordinato da Francesca Bria, e promosso da un’altra connazionale, Cristina Caffarra. Nel frattempo, diverse amministrazioni pubbliche stanno migrando verso soluzioni open per ridurre i costi e aumentare la trasparenza, ma serve un coordinamento più efficace a livello comunitario per avere un impatto reale e sistemico.

👉 Vuoi restate aggiornato sui prossimi contenuti? Iscriviti alla newsletter.

Open Source per la crescita economica

Il dibattito sull’autonomia digitale non riguarda solo la sicurezza e la privacy. Un’Europa che investe nel proprio ecosistema open source può stimolare una nuova stagione di crescita economica. Uno studio della Commissione Europea ha evidenziato che ogni euro investito in open source genera un ritorno di almeno quattro volte il valore investito, con un impatto sull’economia compreso tra 65 e 95 miliardi di euro solo nel 2018, investendo 1 miliardo di euro. Inoltre, un incremento del 10% nelle contribuzioni open source potrebbe portare tra lo 0,4% e lo 0,6% di crescita del PIL annuo e la creazione di oltre 600 nuove startup ICT ogni anno in Europa.

Pensate quali risultati economici potremmo raggiungere se invece di destinare 800 miliardi di euro agli armamenti ne investissimo la metà nell’open source: è decisamente semplicistico fare le moltiplicazioni, ma rende l’idea: potremmo generare un impatto economico (oltre che strategico) fra i 26.000 e i 38.000 miliardi di Euro!!!

Europa come polo di innovazione

Progetti come DeepSeek e Ernie stanno fragorosamente dimostrando il potenziale dell’open source (approfondiremo il tema prossimamente)  nel campo dell’intelligenza artificiale con degli impatti economo/finanziari di scala mondiale. E’ veramente un peccato che ci abbia preceduto la Cina.

Un forte investimento in ricerca e sviluppo open source, un quadro normativo favorevole e un ecosistema imprenditoriale coraggioso possono trasformare l’Europa in un polo di innovazione tecnologica allineato ai propri interessi economici e strategici.

Come accennavo, oltre agli investimenti, dobbiamo anche costruire una cultura imprenditoriale in grado di affrontare sfide globali con modelli di business innovativi. Non ci deve sfuggire il fatto che fra i maggiori contributori open source ci sono proprio le Big Tech che riescono a sfruttare a pieno le potenzialità di questo modello di sviluppo, combinandolo perfettamente con i loro modelli di business estremamente “scalabili”.

APELL, l’associazione Europea delle business open source, di cui facciamo parte attraverso RIOS, dovrebbe essere il catalizzatore principale delle iniziative per costruire un’offerta concreta e credibile basata su software open source.

Sostieni l’Open Source e l’Autonomia Digitale Europea

Oggi più che mai, abbiamo bisogno di scelte concrete. Non possiamo continuare ad accettare soluzioni tecnologiche che ci vincolano a modelli proprietari e dipendenze strategiche.

Sostieni l’open source scegliendo soluzioni europee e aperte per il cloud, l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali. Unisciti a realtà come RIOS e APELL che lavorano per promuovere un’industria tecnologica europea indipendente e innovativa.

Se sei un imprenditore o un decisore IT, fai una scelta consapevole: investi in tecnologie open source, supporta aziende europee che credono in un futuro digitale equo e trasparente.

Come cittadini, dobbiamo chiedere ai nostri rappresentanti politici di supportare azioni concrete per l’autonomia digitale, incentivando lo sviluppo di soluzioni aperte e la creazione di un ecosistema tecnologico europeo competitivo. Solo con una spinta collettiva possiamo costruire un futuro in cui l’Europa non sia più vincolata ai monopoli tecnologici globali, ma protagonista della propria innovazione.

La redazione di questo articolo è stata assistita da strumenti d’Intelligenza artificiale.