Senza entrare nel merito dell’intero quadro normativo, un passaggio particolarmente utile per capire come l’UE stia incidendo sull’ecosistema open source è emerso al FOSDEM nel panel moderato da Lucas Lasota — avvocato e ricercatore (PhD), Legal Programme Manager della Free Software Foundation Europe (FSFE) e docente alla Humboldt University di Berlino — insieme ad alcuni membri del team della Commissione europea responsabile dell’enforcement del Digital Markets Act (DMA). Dal confronto è emersa con chiarezza la logica del DMA, che opera in modo indiretto attraverso un intervento ex ante sui gatekeeper (le grandi imprese digitali), finalizzato a ridurre i fenomeni di lock-in e di chiusura degli ecosistemi mediante obblighi di interoperabilità, condizioni di accesso eque e limiti alle pratiche di self-preferencing, aprendo spazi anche a soluzioni e comunità open source. Su questo si potrebbe aprire un filone critico sul tema dell’ “open‑washing” da parte dei gatekeeper, ma non è l’obiettivo di queste righe.
Interessante anche l’intervento di Rasmus Frey, Head of Secretariat di OS2, una comunità danese per la digitalizzazione pubblica. Ha parlato di un “livello mancante”, individuato nella fase successiva l’adozione delle politiche e delle regole europee, ossia in fase di attuazione delle norme, con il passaggio dalla cornice sovranazionale alla loro effettiva traduzione operativa a livello degli Stati membri. Secondo Frey, il problema non risiede tanto nella mancanza di indirizzi o obiettivi comuni, quanto nell’assenza di strutture e meccanismi capaci di rendere tali indirizzi concretamente utilizzabili dalle amministrazioni pubbliche. In questa prospettiva, senza un livello intermedio di coordinamento e di governance, le aperture create a livello europeo rischiano di rimanere astratte.
Significativo che a pochi giorni dal FOSDEM, il 3 febbraio, si sia conclusa la consultazione pubblica della Commissione europea sulla futura Comunicazione “Verso ecosistemi digitali aperti europei”, che ha raccolto un numero record di contributi (1.658), segnalando come il tema dell’apertura degli ecosistemi digitali sia destinato a rimanere centrale nel dibattito e nelle future scelte dell’Unione. [Riferimento comunicato di APELL]